19/06/2020
Odissea VIII, vv. 485-522
Ma quando la voglia di vino e di cibo cacciarono,
allora a Demòdoco l’accorto Odisseo parlò:
“Demòdoco, io ti onoro più di tutti i mortali.
Certo la Musa, figlia di Zeus, ti insegnò o Apollo.
Troppo bene infatti cantasti la sorte degli Achei,
quanto fecero e subirono e anche quanto penarono gli Achei,
come se tu stesso fossi stato presente o da qualcuno l’avessi sentito.
Ma su, continua e lo stratagemma del cavallo canta,
del cavallo di legno, che costruì con Atena
e sull’acropoli come insidia portò Odisseo glorioso,
dopo averla riempita d’eroi, che distrussero Ilio.
Se anche questo saprai perfettamente narrarmi,
certo dirò a tutti gli uomini
che un dio benevolo ti ha dato il canto divino”.
Disse così. Egli, ispirato, dal dio cominciò. Tesseva i versi
da quando, saliti su navi ben costruite,
salparono, appiccato il fuoco alle tende,
gli Argivi. E già gli altri, insieme al glorioso Odisseo,
stavano nella piazza di T***a, nascosti dentro il cavallo:
gli stessi T***ani lo avevano tirato fin sull’acropoli.
Così quello era lì: ed essi confusamente a lungo parlavano,
seduti all’intorno: tre pareri piacevano loro,
o infilzare il cavo legno con bronzo spietato,
o gettarlo giù dalle rocce, trascinato fino a un dirupo,
o lasciare che fosse un gran dono propiziatorio per gli dei.
E proprio così poi doveva andare:
infatti, era destino che essi perissero, appena la città avesse accolto
il grande cavallo di legno, dove sedevano tutti i più forti
degli Argivi, portando strage e rovina ai T***ani.
E cantava come distrussero la città i figli degli Achei,
calati giù dal cavallo, dopo aver lasciato la concava insidia.
Cantava come qua e là la rocca scoscesa devastarono,
come Odisseo alla casa di Deifobo
andò, simile ad Ares, con Menelao divino.
Diceva che lì, affrontando terribile battaglia,
vinse anche allora grazie alla magnanima Atena”.
Questo cantava il divino cantore e subito Odisseo
Si commosse e le lacrime gli bagnavano le guance sotto le ciglia.
In foto: Tiepolo, Il cavallo di T***a (XVIII secolo).