10/09/2026
Care Lettrici, cari Lettori,
allietati dai primi brividi autunnali, Vi abbracciamo con sempre nuovo affetto, qui, nello spazio della nostra rubrica “Le Foglie del Gelso”.
Viviamo in un’epoca che appare ossessionata dai confini, ovvero entità a cui vorremmo poter affidare l’incombenza – da noi percepita come gravosa ma al contempo necessaria – di separare nettamente gli stati, i concetti, i giorni, le ore, le stagioni, le persone.
Ebbene, è sufficiente osservare con sguardo sincero il nostro vivere quotidiano in cui tutto fluisce senza sosta per sentire quanto sia frustrante questa nostra aspirazione per prendere infine atto di una semplice quanto radicale verità: nel mondo non esistono confini.
Il libro che oggi desideriamo proporVi ci mostra come sia possibile superare la frustrazione che l’acquisizione di tale verità comporta, per vivere più leggeri e sereni: si intitola “Dall’orto al mondo. Manuale di resistenza ecologica”, opera di Barbara Bernardini, laureata in sociologia, studiosa di “Environmental Humanities”, impegnata nella formazione in editoria, progettazione culturale e scrittura da circa vent’anni.
Ascoltiamo dalla voce dell’Autrice che cosa ci attende tra le pagine del suo libro:
“Ho vissuto quasi sempre in campagna. Di orti ce ne sono stati molti, negli anni, da quelli perfetti dei miei nonni ai miei vari tentativi pieni di impacci. Dal marzo 2021 ho cominciato a tenere un diario dell’orto: le pagine che seguono partono da lì, per finire a febbraio dell’anno successivo. Perché l’anno nei campi è un ciclo privo di confini netti, ma ha una storia che può essere raccontata, con un inizio, all’arrivo della primavera, e una conclusione, alla fine dell’inverno. Una storia che può apparire sempre uguale e che invece, anno per anno, con lenta pazienza, ti cambia. Al diario dell’orto si affiancano gli appunti su ciò che vorrei imparare, fra tecniche di coltivazione da acquisire e famiglie di ortaggi da conoscere meglio: sono raccolti nell’Almanacco degli anni a ve**re, il mio calendario dei lavori prossimi e dei sogni lontani, dei progetti concreti e dei vaghissimi buoni propositi. Infine, per ogni mese, ci sono gli Innesti: passo molto tempo lontana da tutto, nascosta fra pomodori e zucche, eppure i segnali grandi e piccoli dei tempi che ci troviamo a vivere sono arrivati con più chiarezza ora, da questo osservatorio minuscolo fatto di semi e radici, di quanto abbiano fatto in passato. Forse perché è alla terra che dovremmo ancorare ogni pensiero sulle cose del mondo.”
Ancoriamo i nostri pensieri al mondo: impareremo così a vivere senza la prigione mentale dei confini.
Buona lettura.