Libreria Il Gelso

Libreria Il Gelso Un giardino da leggere nel cuore di Verona.

Care Lettrici. Cari Lettori,è bello poter gioire con Voi del dispiegarsi della primavera, qui, nello spazio della nostra...
07/05/2026

Care Lettrici. Cari Lettori,

è bello poter gioire con Voi del dispiegarsi della primavera, qui, nello spazio della nostra rubrica “Le Foglie del Gelso”.

Il nostro corpo è lo specchio della nostra anima: è, questa, una verità che ci accade di ripetere, ma di cui – come dimostrano a volte i nostri comportamenti – non sembriamo pienamente convinti o consapevoli.

Accade così che siano proprio le pratiche sociali che coinvolgono più direttamente la nostra fisicità a rivelare chi siamo e a consentirci un più autentico e intenso incontro con gli altri.

Tra queste pratiche, particolarmente eloquente è la condivisione conviviale del cibo, grazie alla quale nascono o si consolidano amicizie, legami familiari, sodalizi commerciali e politici.

Anche in letteratura è possibile cogliere testimonianza di questo fenomeno, come mostra il libro che oggi Vi proponiamo: si intitola “A tavola con gli scrittori”, ed è opera di Valerie Stivers, curatrice della longeva rubrica «Eat Your Words» su “The Paris Review”, nella quale esamina la letteratura attraverso il prisma del gusto e con ricette di sua creazione.

Ecco come l’Editore ci invita alla lettura:

“‘A tavola con gli scrittori’ è un viaggio tra i peccati di gola di oltre cinquanta autrici e autori che dalla cucina hanno tratto grande ispirazione. La chiffon pie alla menta di Flannery O’Connor, le sarde a beccafico del Montalbano di Camilleri, la zuppa bianca di Jane Austen, il semifreddo di Kit Kat di Roald Dahl… Un invito ad accomodarci intorno a un pasto conviviale, ascoltando storie, aneddoti e ricette in un saporito compendio di ingredienti, pentole e parole.”

Non scordiamo di assaporare il mondo: la vita avrà più gusto.

Buona lettura.

Care Lettrici, cari Lettori,Vi siamo grati per l’amicizia che, settimana dopo settimana, scegliete di rinnovare nell’inc...
03/05/2026

Care Lettrici, cari Lettori,

Vi siamo grati per l’amicizia che, settimana dopo settimana, scegliete di rinnovare nell’incontro con noi, qui, nello spazio della nostra rubrica “Le Foglie del Gelso”.

Nel discorso pubblico che ha per tema le dinamiche dell’educazione accade – assai spesso – di scordare che l’apprendimento non è un’attività che si può praticare solo ed esclusivamente in associazione all’insegnamento.

Detto in forma più esplicita: la propria struttura neuronale rende l’essere umano capace, bisognoso, desideroso di apprendere dal mondo anche in totale assenza di un ‘insegnante’.

Apprendiamo da tutto ciò che ci circonda e da tutti coloro con cui entriamo in contatto e in relazione; apprendiamo dalle esperienze positive e da quelle negative; apprendiamo per imitazione dei comportamenti altrui e, per comparazione metaforica, dalla natura.

Ed è proprio in natura che incontriamo alcuni tra i più longevi, credibili, discreti e competenti ‘insegnanti’ che possiamo immaginare: sono gli esseri vegetali.

Il libro che oggi Vi proponiamo ci offre l’opportunità di conoscere meglio questi esseri straordinari: si intitola “Piante, noi e loro”, opera della biologa vegetale Paola Bonfante.

Così l’Autrice ci aiuta a comprendere la natura ‘radicale’ – è proprio il caso di dirlo – del nostro rapporto con i nostri ‘compagni di viaggio’ vegetali:

“Dovremo aspettare nuovi tempi di pace per cercare di capire meglio che cosa ci lega alle piante, per decifrare la natura di quel filo sottile che unisce noi umani a questi esseri così diversi da noi. No: non è solo strumentale, non è la misurazione della CO2 fissata, dell’ossigeno rilasciato, dello zucchero prodotto, delle molecole di interesse biotecnologico. No: non è solo un interesse estetico, basato sull’ammirazione della componente verde nel paesaggio naturale, coltivato o artificiale, come sono i giardini, e sul piacere psicofisico che se ne trae o su un reale, anche se non ancora del tutto scientificamente convincente, vantaggio neurologico. C’è forse un flusso di empatica fascinazione verso dei viventi che riconosciamo essere rispetto a noi più antichi (le piante sono comparse sulla Terra circa 450 milioni di anni fa), più massivamente ingombranti (rappresentano l’80% della biomassa del vivente), più radicati (colonizzano tutti gli ambienti del globo); più adattati (resistono al freddo, al gelo, al caldo); più diversi (sono circa 390.000 specie); più attrezzati (hanno tanti metabolismi che noi non sappiamo nemmeno imitare); più longevi (possono vivere per centinaia di anni). Forse vorremmo essere come loro. Come nei miti, vorremmo poter mantenere una duplice natura, essere consapevoli del nostro ego e della ricchezza della nostra eredità culturale, ma contemporaneamente introiettare la sapienza della loro natura vegetale.”

Impariamo dalle piante, cosa significhi essere vivi, essere vitali, essere comunità.

Buona lettura.

Care Lettrici, cari Lettori,siamo qui, ancora una volta insieme, lieti di poter condividere con Voi lo spazio della nost...
23/04/2026

Care Lettrici, cari Lettori,

siamo qui, ancora una volta insieme, lieti di poter condividere con Voi lo spazio della nostra rubrica “Le Foglie del Gelso”.

Nel nostro incedere quotidiano nella vita, non sempre – anzi, sempre più di rado – abbiamo il tempo, l’energia, la premura sufficienti e necessari per poter fare conoscenza con i nostri compagni di viaggio vegetali.

Rischiamo così di perdere una delle nostre più preziose prerogative: la capacità di stupirci del mondo.

Il libro che oggi desideriamo proporVi può aiutarci a risvegliare lo sguardo meravigliato del fanciullo che è in noi per tornare a stupirci di ciò che ci circonda: si intitola “Piccola flora del viandante” ed è opera di Marine Cressy.

Così l’Editore sintetizza per noi il senso del libro:

“Traboccante di disegni
e interamente scritta a mano, questa piccola ma ricchissima raccolta botanica dà un nome a tutti i più comuni o stupefacenti fiori, arbusti, frutti e alberi che si possono incontrare nei giardini e lungo i sentieri, ma anche in quei tenaci fazzoletti verdi sparsi qua e là nelle città: aiuole, marciapiedi, parchetti... Una suddivisione per stagione e per colore aiuta a distinguere con chiarezza le varie specie, mentre aneddoti, storie e informazioni si affiancano a strumenti pratici per utilizzare questo vademecum in maniera interattiva. Una guida divertente, briosa e accessibile a tutti, per diventare esperti botanici passeggiando in mezzo al verde che ci circonda.”

Torniamo a stupirci del mondo: la vita saprà corrisponderci.

Buona lettura.

Care Lettrici, cari Lettori,siamo ancora con Voi, felici di poter condividere libri e riflessioni, qui, nello spazio del...
18/04/2026

Care Lettrici, cari Lettori,

siamo ancora con Voi, felici di poter condividere libri e riflessioni, qui, nello spazio della nostra rubrica “Le Foglie del Gelso”.

La storia evolutiva ha dotato la nostra specie di uno dei più potenti – e al contempo insidiosi – strumenti di sopravvivenza: la razionalità.

L’insidia di tale strumento si annida nella sua stessa potenza, perché ci spinge ad affidare ad essa il compito di sovrintendere il nostro rapporto col mondo, a discapito – spesso – delle nostre altre prerogative percettive, sensoriali, emotive, sentimentali.

Non è però sempre andata così.

Per centinaia di migliaia di anni la nostra collocazione nel mondo non differiva da quella degli altri esseri viventi: in quell’epoca ci sentivamo – ed effettivamente eravamo – in armonia con la natura.

Era un’armonia difficile ed incerta, è vero; segnata da una perenne e a volte feroce lotta tra la vita e la morte; ma non per questo meno autentica e preziosa.

Di quell’epoca restano in noi testimonianze ancestrali, fossili comportamentali che ci ricordano non solo chi eravamo, ma anche chi continuiamo ad essere.

Il libro che oggi Vi proponiamo ci aiuta a riscoprire questa nostra ancestrale identità ‘naturale’: si intitola “La natura che cura. Perché vedere, annusare, toccare e ascoltare le piante ci rende più sani, felici e longevi”, ed è opera di Kathy Willis, docente di Biodiversità presso il Dipartimento di Biologia dell’Università di Oxford e membro permanente della Camera dei Lord del Regno Unito.

Ascoltiamo la voce dell’Editore, che così ci introduce alla lettura del libro:

“Tutti diamo per scontato che stare nella natura ci faccia sentire meglio. Ma se foste uno scettico in cerca di prove scientifiche concrete a sostegno di questa idea, dove le cerchereste? Kathy Willis si è imbattuta in uno studio che ha radicalmente cambiato il suo modo di vedere il mondo naturale mentre contribuiva a un progetto internazionale volto a esaminare i benefici sociali delle piante. Lo studio rivelava che i pazienti ospedalieri in fase di recupero da un intervento chirurgico miglioravano tre volte più velocemente quando dalla finestra potevano osservare degli alberi piuttosto che dei palazzi. Negli ultimi dieci anni, c’è stata un’esplosione di evidenze che ha dimostrato come l’interazione sensoriale con il mondo naturale abbia effetti incredibili sul nostro corpo e sulla nostra mente. In questo saggio, Kathy Willis accompagna il lettore in un viaggio alla scoperta degli esperimenti condotti in tutto il mondo che, messi in connessione con i nuovi dati raccolti tramite satelliti e biobanche, hanno provato che avere un vaso di fiori sulla scrivania o una parete verde in ufficio ha un effetto misurabile sul benessere; che toccare il suolo organico migliora la salute del nostro microbioma; che il paesaggio naturale favorisce il recupero dallo stress, migliora l’attenzione e la memoria, e può persino ridurre la pressione sanguigna; che il canto degli uccelli e il fruscio delle foglie hanno effetti rilassanti e riducono l’ansia; che toccare il legno ci fa sentire più calmi (e più è nodoso, meglio è).”

Prendiamoci cura della natura: è l’unico modo possibile per poter accudire autenticamente noi stessi.

Buona lettura.

Avvisiamo clienti ed amici che la settimana prossima Il Gelso sarà chiuso.Riapriremo mercoledì 22 aprile.
10/04/2026

Avvisiamo clienti ed amici che la settimana prossima Il Gelso sarà chiuso.
Riapriremo mercoledì 22 aprile.

Care Lettrici, cari Lettori,mentre il cielo si fa ogni giorno più azzurro e le giornate sempre più lunghe, è bello condi...
09/04/2026

Care Lettrici, cari Lettori,

mentre il cielo si fa ogni giorno più azzurro e le giornate sempre più lunghe, è bello condividere con Voi il tepore primaverile, qui, nello spazio della nostra rubrica “Le Foglie del Gelso”.

Per noi umani è sempre malinconicamente intenso il desiderio di un ritorno alla natura da cui sappiamo di prove**re e a cui siamo consapevoli di appartenere, nonostante i tanti sforzi prodigati in milioni di anni di storia per affrancarcene.

È dunque comprensibile la frequente presenza dei giardini nelle opere letterarie di ogni tempo e di ogni epoca.

Il giardino infatti è il luogo che – forse più di ogni altro – sa coniugare la nostra duplice matrice identitaria, forgiata dal connubio – sempre dialettico e vitale – tra ‘natura’ e ‘cultura’.

La scelta del libro da proporVi questa settimana è perciò caduta su un testo capace di guidarci all’interno di sentieri letterari segnati dalla presenza dei giardini: si intitola, appunto, “Giardini letterari”, ed è opera della scrittrice e giornalista londinese Sandra Lawrence, splendidamente illustrata da Lucille Clerc.

Così l’Editore ci consente di assaporare il gusto raffinato ed intenso dell’opera:

“«Sembrava che ogni giorno e ogni notte i maghi attraversassero il giardino per estrarre meraviglie dalla terra e dai rami degli alberi.» ‘Il giardino segreto’.
Le brillanti aiuole di Virginia Woolf e gli enigmatici sentieri di Borges, il malinconico parco di Giorgio Bassani e la selva imperfetta di Colette, i campi di tulipani di Dumas e le variopinte bordure di Jamaica Kincaid… Nelle opere letterarie di ogni epoca i giardini proiettano il lettore in mondi incantati, mentre accolgono l’evolvere dei personaggi e il fluire dei loro pensieri. Scortata dalle illustrazioni di Lucille Clerc, Sandra Lawrence ci guida oltre siepi e recinti, per esplorare 30 luoghi verdeggianti creati dalla fantasia di grandi scrittori e poeti.”

Al termine della lettura approderemo alla consapevolezza di questa verità: è il giardino, il nostro habitat ‘naturale’.

Buona lettura.

Care Lettrici, cari Lettori,è bello condividere con Voi la trepidazione che interpella ogni essere umano nella Settimana...
02/04/2026

Care Lettrici, cari Lettori,

è bello condividere con Voi la trepidazione che interpella ogni essere umano nella Settimana Santa, qui, nello spazio della nostra rubrica “Le Foglie del Gelso”.

Consultando il “Dizionario Etimologico on line” scopriamo che dall’origine etimologica del termine ‘religione’ derivano i due nuclei semantici che nutrono la vita di questa parola:

1. “[…] considerazione o cura riguardosa; cercare o guardare con attenzione, aver riguardo, aver cura […];
2. […] unire insieme: […] legame che unisce gli uomini nella comunità civile sotto le stessi leggi e nello stesso culto […].”

Aver cura dell’umano e del mondo e unire insieme, ovvero fare comunità degli umani e dell’intero universo: questo significa coltivare lo spirito religioso.

La festività della Pasqua è esplicita occasione per praticare tale spirito di cura comunitaria, perché questa celebrazione si fa carico della sofferenza generata dalla morte per convertirla in capacità di resurrezione.

Il libro che oggi abbiamo il piacere di proporVi ci aiuta a cogliere il senso ampio e complesso della Pasqua: si intitola “Lettera dal deserto” ed è opera dell’intenso scrittore svedese Göran Tunström.

Questo è ciò che attende il lettore tra le pagine del libro:

«Questo è il deserto. Qui ho bussato per tutta la notte contro la sottile parete che mi separa dal divino.» Solo di fronte alla missione che lo attende, nel deserto in cui si ritira quaranta giorni prima di iniziare la sua predicazione, Gesù ripercorre in una lettera autobiografica tutta la sua infanzia e giovinezza, un periodo che non ha lasciato traccia nei Vangeli ma che qui trascende ogni dibattito storico-teologico per porre al centro l’uomo, il suo eterno interrogarsi sul bene e il male, sulle responsabilità individuali e collettive. Gesù è un bambino dall’insolita capacità di sentire quel legame profondo che unisce tutto il creato, è un adolescente così aperto al mondo e innamorato della vita che il cugino Giovanni, severo predicatore in cui «non c’è più nulla che sorride», riconosce in lui il vero portatore di una nuova comunione tra gli uomini. Ma è anche un rivoluzionario che vede il suo popolo martoriato dalla dominazione romana, oppresso dal vuoto fanatismo della Legge del tempio e tradito dai sacerdoti corrotti. La ricerca di una nuova salvezza per i «cortili della fame» lo porta ad avvicinarsi alla guerriglia armata degli zeloti come ai «Messia» visionari che battono le strade della Palestina promettendo l’oblio dell’estasi, prima di rivelargli quel nuovo cammino di liberazione che lo condannerà alla solitudine, perché «chi si è liberato è un abominio agli occhi dell’oppresso», finché l’uomo non capirà che «siamo noi stessi il regno che deve ve**re» e che per spezzare ogni giogo non servono miracoli, «è l’amore che manca».

Una sottile parete che ci separa dal divino: questo è, il deserto dell’anima che attanaglia a volte il nostro cuore.

Contrastiamo quel deserto, facendo di ciascuno di noi un’oasi di speranza, per la salvezza del mondo.

Buona lettura, e Buona Pasqua.

Care Lettrici, cari Lettori,mentre la primavera esita ancora a manifestarsi appieno, noi – per scaldarci il cuore – ci a...
26/03/2026

Care Lettrici, cari Lettori,

mentre la primavera esita ancora a manifestarsi appieno, noi – per scaldarci il cuore – ci affidiamo al calore del Vostro abbraccio, qui, nello spazio della nostra rubrica “Le Foglie del Gelso”.

La vita, lo sappiamo, è per definizione imprevedibile: nulla di ciò che è già accaduto – a ciascuno di noi; al mondo – può farci giungere preparati rispetto a ciò che ancora ha da essere, a ciò che ancora ha da ve**re.

Certo, in tanti si propongono – a volte pretendono di imporsi – come veggenti attendibili, capaci di prevedere ciò che il futuro riserva a tutti noi; la realtà però – lo abbiamo appena sperimentato in questi giorni – sa premurarsi di smentirli, con semplicità e forza sempre inattese.

La letteratura può allora essere concepita come un modo per aiutarci ad esplorare il mondo, non per andare in cerca di ricette risolutive rispetto all’inatteso, ma per prepararci a vivere la vita con stupore e fiducia.

Il libro che oggi Vi proponiamo rende esplicito questo intento: si intitola infatti “Atlante della luce e dell’ombra”, ed è opera dello scrittore, giornalista e viaggiatore Sylvain Tesson.

Questo è ciò che promettono le pagine del libro:

“Una storia d’amore fatale tra un’archeologa e un geologo nel corso di una missione scientifica, un guardiano dello zoo dal talento unico nel curare gli animali e nello sprofondare tra le visioni della vodka; un reduce della guerra in Afghanistan chiamato a proteggere dalla violenza degli orsi i bambini di un piccolo villaggio della Siberia. Il viaggio di una vita per raggiungere l’Oceano Pacifico dall’Ucraina; una spedizione sull’Himalaya alla ricerca di animali fantastici e forse reali; un segreto custodito per decenni nella cattedrale del Cristo Salvatore di Mosca. Atlante della luce e dell’ombra è un caleidoscopio di vicende ed emozioni, di speranze e violenza, di baratri ed estasi. Una collezione di personaggi e di luoghi ogni volta sorprendenti. L’arte del racconto in Sylvain Tesson si distingue per la capacità di condensare esperienze lontane, paesaggi estremi e tensioni culturali in testi brevi, potenti, fulminanti. Le ombre più oscure vengono scosse da un umorismo malinconico, il destino degli uomini si consuma nella forza brutale del paesaggio, negli enigmi e nella fascinazione della natura. […] Al centro delle sue storie ci sono le incomprensioni radicali tra vecchi e nuovi mondi, gli scontri tra culture e religioni, le distruttive contraddizioni delle società contemporanee. A volte, a scardinare tutto, c’è la follia degli individui, delle passioni, della politica, delle ideologie. Altre c’è solo l’assunzione abbagliante della realtà così com’è, nella sua ferocia e nella sua bellezza. Come se Sylvain Tesson volesse ricordarci – con la nonchalance di chi non pretende d’insegnare nulla – che vivere, ovunque ci si trovi, è sempre un precipitare dall’alto.”

Siamo sempre in viaggio tra la luce e l’ombra, tra un sì e un no, tra il vero e il falso, tra ciò che ci appare giusto o sbagliato..

Nel dubbio, non ci resta che vivere: in pienezza, intensamente, con onestà di cuore.

Mettiamo al bando i ciarlatani del destino.

Buona lettura.

Care Lettrici, cari Lettori,mentre la primavera ci gratifica con sempre maggior limpidezza, è bello incontrarVi ancora, ...
20/03/2026

Care Lettrici, cari Lettori,

mentre la primavera ci gratifica con sempre maggior limpidezza, è bello incontrarVi ancora, qui, nello spazio della nostra rivista “Le Foglie del Gelso”.

La lettura è una pratica prodigiosamente contagiosa, i cui benefici effetti giungono a lambire le anime anche della – purtroppo folta – schiera dei non lettori.

Uno degli esempi più noti di questa verità è “Alla ricerca del tempo perduto” di Marcel Proust, opera monumentale in sette volumi, di cui tanti parlano anche se non sono molti coloro che l’hanno davvero letta.

Tra le immagini più virali tratte da questo capolavoro, certamente va annoverata la celebre ‘madeleine’, un dolce tipico francese che in Swann – il protagonista del romanzo, alter ego dell’autore – evoca un’ondata di ricordi e di emozioni.

Il libro che oggi abbiamo il piacere di proporVi ci mostra un eloquente esempio di questa capacità evocativa degli elementi naturali: si intitola “Il viaggio degli agrumi in Italia” ed è opera di Paola Fanucci e Alberto Tintori.

Così l’Editore ci invita alla lettura:

“Vi siete mai chiesti perché il profumo dei fiori d’arancio e il sapore delle scorze di limone vi facciano ve**re in mente un ricordo o il volto di una persona? Nella vita di ognuno gli agrumi hanno impresso una traccia silenziosa ma indelebile: un gusto, un’esperienza tattile, una percezione affettiva. Potrete non accorgervene, ma in questi istanti si racchiude la memoria di una vita intera, poiché dietro un frutto si celano non solo pratiche e saperi tramandati da generazioni, ma anche il nostro passato. Questo è un viaggio fra gli agrumeti d’Italia, le loro storie e curiosità locali: una mappa per capire quanto la presenza degli agrumi sia multiforme e radicata nella nostra cultura, dalle grandi piantagioni ai vasi sulle nostre terrazze.”

La memoria del mondo: questo si cela, in ogni porzione di realtà.

Respiriamola, intensamente.

Buona lettura.

Care Lettrici, cari Lettori,è per noi fonte di gioia poter contare sul patto di amicizia con Voi, che – settimana dopo s...
12/03/2026

Care Lettrici, cari Lettori,

è per noi fonte di gioia poter contare sul patto di amicizia con Voi, che – settimana dopo settimana – si rinnova, qui, nello spazio della nostra rubrica “Le Foglie del Gelso”.

La guerra è un fenomeno che utilizza come strumento di risoluzione dei conflitti la morte violenta dell’avversario; sempre, per raggiungere tale scopo, tutte le parti in causa sanno che lasceranno anch’esse sul campo di battaglia i propri morti: non esistono guerre che siano esenti da questa atroce ‘regola del gioco’.

Ecco perché i venti di guerra che ogni giorno soffiano più violenti ed impetuosi ci costringono – dovrebbero farlo – a fare i conti con noi stessi: con la nostra coscienza, con i nostri principi etici, con la nostra moralità.

Il libro che oggi Vi proponiamo ci offre una tanto inattesa quanto preziosa occasione di riflessione su questi temi: si intitola “Il cantico della terra”, ed è opera dello scienziato e alacre divulgatore Stefano Mancuso.

Ascoltiamone la voce:

“[…] Quando un batterio muore, così come accade con qualunque altro essere vivente, i suoi componenti sono riutilizzati da altri organismi che ne riciclano i nutrienti. Molti di questi organismi coinvolti nel riciclo sono altri batteri che, in vita, vivevano vicini al batterio morto e con il quale è molto probabile condividessero l’appartenenza a una comunità. Quello che un gruppo di ricerca dell’università di Durham ha scoperto riguarda il comportamento di un batterio molto comune, ‘Escherichia coli’, il quale produce, mentre è in vita, un enzima che dopo la morte scompone il suo contenuto cellulare in “nutrienti assorbibili dai batteri vicini. In pratica, è la cellula stessa che morendo offre le proprie sostanze nutrienti ai suoi vicini; si tratta di qualcosa di molto differente da un organismo che da morto diventa un bersaglio passivo dei decompositori. È la prima dimostrazione scientifica che la morte non è la fine dei processi biologici programmati di un organismo. Questo batterio produce in vita, affrontando un costo, un enzima che servirà agli altri batteri del proprio gruppo per assorbire le proprie sostanze nutritive. Una specie di testamento che destina i propri nutrimenti ai batteri che gli sono vicini e che, statisticamente, è più probabile siano legati a lui da rapporti di parentela o, comunque, di comunità. Si tratta di una rivoluzione rispetto a quanto sapevamo fino ad oggi: la morte non è la fine dei processi biologici programmati da un organismo. Programmati è la parola chiave: il batterio programma la produzione di questa proteasi – l’enzima che scompone le proteine – perché dopo la morte le sue proteine siano immediatamente disponibili a favore dei batteri circostanti. Si tratta di un’affascinante dimostrazione di come morte (‘sora nostra morte corporale’) e comunità (‘quelli ke perdonano’) lavorino insieme a favore della vita. […]”

Ecco allora qual è il danno più radicale che la guerra – ogni guerra – produce: il dissolversi dei salvifici ‘enzimi esistenziali’ che rendono possibile il generarsi delle comunità, della vita sociale, del futuro.

Non arrendiamoci, all’orrore della guerra: vigiliamo, a protezione dell’enzima dell’amore.

Buona lettura.

Care Lettrici, cari Lettori,anche questa settimana si aggiunge un nuovo capitolo alla nostra amicizia con Voi, qui, nell...
05/03/2026

Care Lettrici, cari Lettori,

anche questa settimana si aggiunge un nuovo capitolo alla nostra amicizia con Voi, qui, nello spazio della nostra rubrica, “Le Foglie del Gelso”.

Per millenni, l’attenzione è stata una risorsa evolutiva di cui servirci per volgere il nostro sguardo su elementi del mondo di cui interessarci al fine di perseguire la nostra sopravvivenza.

Nella società mediatica in cui ci siamo – giorno dopo giorno – sempre più immersi, essa è diventata una merce preziosa, di cui chi intende ‘venderci’ qualcosa – oggetti, idee, mondi – si serve per indurci in tentazione.

Anche la montagna è diventata un ‘oggetto’ paesaggistico verso il quale veniamo spinti a sentirci attratti come archetipo di ‘natura’.

Ma cosa significa, oggi, frequentare la montagna?

Ci aiuta a scoprirlo un libro prezioso: si intitola “La montagna che vogliamo” ed è opera di Marco Albino Ferrari, una delle voci più autorevoli della cultura di montagna.

Così l’Editore ci introduce alla lettura:

“Un manifesto.
Le montagne italiane sono un pulviscolo di differenze, una continua variazione di scenari e culture, un susseguirsi di grandi silenzi e di altrettanto grandi affollamenti, di problemi destinati ad aggravarsi e di soluzioni virtuose che potranno essere recepite come paradigma di un cambiamento piú ampio. Oggi la congiuntura è favorevole al crearsi di una «nuova montagna». Si può prevedere che diverrà il luogo dove mettere in atto strategie per adattarsi al cambiamento climatico e alle grandi novità che investono il mondo intero. Se si punterà a una nuova forma di comunitarismo basato sulla protezione dell’ambiente, sul senso della misura (fortemente connaturato alla vita in montagna), sulla responsabilità orizzontale nei confronti dei nostri vicini e verticale nei confronti di chi verrà, le terre alte rappresenteranno una nuova idea di vita. È ora di stilare un manifesto, di dire forte e chiaro qual è la montagna che vogliamo.”

Creiamo il mondo che vogliamo: ecco, il manifesto.

Buona lettura.

Indirizzo

Via Zambelli, 4b
Verona
37121

Orario di apertura

Martedì 11:00 - 18:00
Mercoledì 10:00 - 13:00
16:00 - 19:30
Giovedì 10:00 - 19:00
Venerdì 10:00 - 13:00
16:00 - 19:30
Sabato 10:00 - 13:00
15:30 - 19:00

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