Libreria Fernandez

Libreria Fernandez La libreria Fernandez nasce nel 1977 in 20 mq in un locale di via Mazzini a Viterbo da un'idea di Di

Dal 1977 al 1984, tra Veneto, Trentino, Lombardia e Baviera, vengono bruciati vivi, accoltellati o presi a martellate om...
11/09/2026

Dal 1977 al 1984, tra Veneto, Trentino, Lombardia e Baviera, vengono bruciati vivi, accoltellati o presi a martellate omosessuali, preti, pr******te, senzatetto, avventori di discoteche e cinema a luci rosse. Nove agguati, quindici morti. A rivendicare la carneficina, attraverso deliranti comunicati che inneggiano al nazismo, un’organizzazione che si firma “Ludwig”. Il libro ricostruisce le dinamiche dei delitti, le storie personali delle vittime, le complesse indagini in Italia e Germania Ovest, e la rocambolesca vicenda processuale, tra mezze confessioni, tentativi di suicidio, ospedali psichiatrici giudiziari e un’incredibile latitanza, dei condannati Wolfgang Abel e Marco Furlan, due insospettabili ragazzi della Verona “bene”. Sullo sfondo, l’opinione pubblica distratta di un Paese che non si è mai sentito davvero in pericolo per quei fatti. Ma Ludwig non fu soltanto folie à deux. Una vecchia indagine, fino a oggi dimenticata, suggerisce che il quadro attorno ad Abel e Furlan fosse ben più ampio di quello cristallizzato nella verità giudiziaria: da Ordine nuovo allo spiritualismo di Ananda marga, dalla strage di Brescia al curioso caso delle Ronde pirogene antidemocratiche di Bologna. Con un ritmo narrativo coinvolgente e una base documentale in parte inedita, Roberto Taddeo restituisce la panoramica storica più completa e dettagliata di una delle vicende criminali più oscure del Dopoguerra e riapre interrogativi che sentenze e processi non sono riusciti a chiudere definitivamente.

Ottant’anni prima del 7 ottobre 2023, una fazione della destra sionista ha tentato di stringere un’alleanza con la Germa...
11/09/2026

Ottant’anni prima del 7 ottobre 2023, una fazione della destra sionista ha tentato di stringere un’alleanza con la Germania di Hiler, convinta che perfino il più implacabile dei nemici potesse servire da leva per conquistare uno Stato ebraico, avendo la meglio sugli inglesi del Mandato britannico. Anche un regime votato alla tua distruzione può essere utilizzato per i tuoi fini strategici. È ciò che è successo tra il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il leader di Hamas Yahya Sinwar, la cui convergenza di interessi, per anni, è ormai documentata da un fitto e robusto giro di finanziamenti provenienti dal Qatar, di cui Claudio Gatti racconta in un capitolo dedicato. Nell’affollato panorama editoriale sul tema, questo è un libro di storia essenziale e illuminante; è un reportage investigativo, tutto costruito su fonti primarie; è un testo che contiene anche una dimensione fortemente personale: parlando di antisemitismo, nel capitolo sull’Olocausto il libro ricostruisce il massacro della comunità ebraica di Kolno, in Polonia, alla quale apparteneva la suocera dell’autore; è un documento che porta il lettore a confrontarsi con i meccanismi ricorrenti della violenza etnico-religiosa e coloniale («la storia offre parallelismi altrettanto scomodi. Mentre erano oppressi dalla Gran Bretagna anglicana, i puritani inglesi esaltavano il rigore morale, sognando una società fondata su principi biblici. E, perseguitati dalla Francia cattolica, gli ugonotti celebravano una forma più pura di fede cristiana basata su un rapporto personale e diretto con Dio. Ma una volta sbarcati in America, divennero mercanti di schiavi e sterminatori di indigeni»). Dall’antisemitismo che ha travolto l’Europa per secoli fino allo sterminio di massa dell’Olocausto, dalla nascita del movimento sionista fino alla devastazione della guerra a Gaza. Una narrazione appassionata, precisa e rigorosa, che offre una fotografia nitida del conflitto che sta devastando il Medio Oriente.

“Non esistono parole neutre. Ogni parola richiama, al di là della sua accezione più letterale (ciò che i linguisti chiam...
11/09/2026

“Non esistono parole neutre. Ogni parola richiama, al di là della sua accezione più letterale (ciò che i linguisti chiamano valore denotativo) un mondo di altri significati. È sempre stato così, è il valore connotativo del linguaggio: emozioni, ricordi, stati d’animo, leggi, contesti culturali… Tutto contribuisce ad arricchire il modo in cui le parole vengono utilizzate, trasmesse, insegnate. C’è di più: le parole possono essere anche manipolate, strumentalizzate, rese oggetto di propaganda. Soprattutto quando hanno alle spalle una lunga storia. Perché, come ha scritto magistralmente Marc Bloch in Apologia della storia: ‘Non conta l’etimologia quanto piuttosto l’uso che si è fatto di una determinata parola’…”.

Laterza introduce così Parole pericolose, una nuova serie di saggi brevi in uscita oggi che “prende in esame le parole che sono state prese in ostaggio da interpretazioni a senso unico“, ne ricostruisce la storia e ne analizza gli usi e gli abusi. Piccoli libri “che hanno l’ambizione di rendere di nuovo le parole strumenti di libertà, come deve essere sempre la lingua che usiamo”.

◾"Democrazia", Luciano Canfora. «Pur tra prolungate eclissi, la parola ‘democrazia’ è sopravvissuta, nel corso di due millenni e mezzo, apparentemente uguale a se stessa. Ma dietro quella facciata immobile sono transitati vari e assai diversi contenuti. Fino all’attuale perdita di senso.»

◾"Genere", Vera Gheno. «Le parole non sono innocenti: capire come ‘genere' si è trasformato in spauracchio globale significa capire molto di più del mondo in cui viviamo.»

La storia ci parla soprattutto di grandi personaggi e di grandi eventi. Questo libro parla invece di anonimi mercanti as...
10/09/2026

La storia ci parla soprattutto di grandi personaggi e di grandi eventi. Questo libro parla invece di anonimi mercanti assiri e delle «scatole» che rendono possibile l’IA, di esploratori artici e di pirati caraibici, di ferrovieri ottocenteschi e di aziende spaziali; ma anche di come uno stretto come Hormuz possa trasformarsi nella valvola dell’economia globale. Raccontare il mondo raccontando come gli umani hanno spostato merci, persone, idee: è questa la sfida vertiginosa del nostro tempo.

Serena Martini fa la chimica. E già questo basterebbe a riempirle le giornate, se non fosse che, fuori dal laboratorio, ...
09/09/2026

Serena Martini fa la chimica. E già questo basterebbe a riempirle le giornate, se non fosse che, fuori dal laboratorio, c’è anche una famiglia vivacemente assortita che reclama tempo, energie e pazienza. Quando una giovane architetto si presenta con una misteriosa polverina da analizzare con urgenza, Serena pensa di trovarsi davanti a uno dei tanti incarichi insoliti del mestiere. Peccato che la cliente sparisca senza saldare il conto.
La donna si chiamava Chiara Sbrana. Serena ancora non lo sa, ma Chiara è morta, investita in una strada isolata. Incidente? Omicidio? Femminicidio? L’indagine finisce nelle mani di Corinna Stelea, intendente brillante, intuito da vendere, una statura da cestista e un grado che non rende giustizia alle sue capacità.
Per Corinna il primo enigma è proprio quella polverina e la fretta con cui Chiara aveva voluto farla analizzare. Da qui nasce una collaborazione inevitabile con Serena, che alla curiosità naturale affianca la competenza della scienziata. Un’indagine condotta a quattro mani, anche se spesso a distanza, tra intuizioni, esperimenti e rischi sempre più concreti.
A complicare il quadro ci pensano una misteriosa «buona notizia» promessa alla madre poco prima della morte, un appartamento che nasconde molto più di quanto sembri, telefonate insistenti e una catena di indizi che, invece di restringere il campo, lo allarga. Nel terzo romanzo della serie con Serena Martini e Corinna Stelea, gli autori intrecciano il piacere dell’indagine su un delitto con quello della scoperta. Il giallo procede attraverso una trama ricca di dettagli che, come in una reazione chimica ben riuscita, trovano il loro equilibrio solo alla fine. Il tutto è raccontato con un’ironia leggera, mai gratuita, e con uno sguardo attento ai personaggi, senza rinunciare al gusto per il sapere: chimica, diritto, tecnica pittorica, scienza dei materiali – persino la sorprendente resistenza della seta – diventano parte integrante del racconto, perché spiegano, incuriosiscono e, soprattutto, ricordano che la conoscenza può essere una forma di meraviglia.

«Mi chiamo Nestor, ho trentun anni e sono nano».Si presenta così, nella sua semplicità, suscitando subito attenzione ed ...
08/09/2026

«Mi chiamo Nestor, ho trentun anni e sono nano».

Si presenta così, nella sua semplicità, suscitando subito attenzione ed empatia. Nestor Landiras vive a Montmartre, ai piedi del Sacré-Cœur dove spesso sale di notte per perdersi nel tappeto di luci di Parigi aspettando l’alba. Rifiutato alla nascita dalla madre, cresce avvolto dall’abbraccio della nonna Bernadette che gli ha insegnato a volersi bene, ad avere fiducia in se stesso, a trattare bene gli altri, a coltivare i propri doni. E tra questi la scrittura. È lei a consegnargli tutto l’amore per la lettura e la letteratura. Sullo sfondo Montmartre è un palcoscenico colorato e multietnico dentro cui sfilano i personaggi più bizzarri, da un ricettatore a un pascià squattrinato, un poliziotto caduto in disgrazia e un asceta convertito in boss, una vicina che di notte batte vicoli malfamati o un giovane algerino in cerca di permesso di soggiorno. I suoi amici magrebini gli hanno dato il nome di un tipico dolce della loro terra, Cuore di mandorla. Grazie a loro e a un incontro inaspettato che lo porterà fino in Norvegia passando per la Provenza, Cuore di mandorla non si troverà solo quando la nonna si ammala e inizia a perdere i ricordi. Ode alla solidarietà, alla forza dei deboli e al coraggio, questo è un romanzo commovente, fuori da qualunque retorico pietismo, che si legge d’un fiato e si chiude a malincuore. Nestor è ritratto senza sconti con pregi e asperità, a tratti testardo e irascibile ma non per questo meno amabile.

Piero della Francesca, le scarpe di Amy Winehouse, la letteratura femminile sotto il fascismo, Cesare Pavese, Lo**ta e u...
01/09/2026

Piero della Francesca, le scarpe di Amy Winehouse, la letteratura femminile sotto il fascismo, Cesare Pavese, Lo**ta e una casa in provincia di Messina.

Nella prima raccolta di saggi di Claudia Durastanti, tutte queste storie hanno un colore in comune: il rosa. Colore femminile e violento assieme, il rosa diventa il principio di una ricerca che anima l’autrice come un’archeologa del presente. Perché se è vero che la narrativa può partire da alcune esperienze del vissuto, è altrettanto vero che la saggistica offre alla vita uno spazio di riflessione che può farsi immaginazione.

Dopo le sue incursioni nell’autofiction e nel romanzo di genere, con Falsi amici Claudia Durastanti porta la sua scrittura intima e analitica nel territorio del saggio narrativo, per indagare argomenti e ispirazioni solo apparentemente eclettici. Il rosa di Falsi amici è un filtro cromatico dalla dolcezza ingannevole, il senso profondo di un manifesto che interroga l’attualità, la politica e il corpo, ma è anche un’avventura del pensiero, in cui l’autrice riflette sul proprio ruolo intellettuale, sul rapporto col maschile e sulla maternità, attraverso una felice apertura all’imprevisto e all’imprevedibilità. Nella scrittura come nella vita.

Un brogliaccio che salva dall’oblio storie di un tempo lontano, il grido di una ragazza che passa in bicicletta, una cal...
01/09/2026

Un brogliaccio che salva dall’oblio storie di un tempo lontano, il grido di una ragazza che passa in bicicletta, una caldissima giornata estiva… Bastano questi ingredienti perché dalla penna di Francesco Guccini sgorghi un racconto luminoso e sognante come certi ricordi di giovinezza. Un po’ salace, boccaccesca, nella più pura tradizione della novellistica italiana, un po’, al contrario, quasi lieve, seppiata dalla patina di tenerezza e nostalgia appóstavi dal tempo passato, questa storia è ricca di echi, perché, risalendo dentro un passato ancora più remoto, evoca addirittura i miti pagani della tradizione classica. Sembra quasi scritta da un Virgilio più audace o da un Ovidio più pudico. Il lettore si divertirà a leggere questo malizioso quadretto pieno di sensualità d’antan almeno quanto si sarà divertito Guccini a recuperare dalle acque del Reno italico questa piccola gemma.

In una sera di giugno, calda e umida, intrisa dell’odore dei fiori di biancospino, tre studenti di Cambridge compiono un...
29/08/2026

In una sera di giugno, calda e umida, intrisa dell’odore dei fiori di biancospino, tre studenti di Cambridge compiono un rito occulto destinato a segnare per sempre le loro vite. Trascorrono dei decenni da allora e nessuno di loro ricorda davvero che cosa sia accaduto.

Oggi Pam soffre di epilessia ed è tormentata dalle visioni; Lucas è convinto di essere perseguitato da una creatura lillipuziana; il narratore vive ossessionato dal profumo delle rose. Ciascuno continua a esistere all’ombra di quella notte in cui ha intravisto qualcosa che la memoria non può né contenere né restituire. Gli anni non allontanano ciò che è accaduto: ne consumano invece i contorni, finché memoria e invenzione non diventano indistinguibili e tra le pieghe del tempo non prende forma il Coeur, una metafora della grazia perduta, un ricordo deformato, l’eco di una realtà più profonda.

Romanzo dell’ossessione e della nostalgia, dell’amore e dell’inconoscibile, Il corso del cuore è uno dei libri più enigmatici di M. John Harrison. In queste pagine il fantastico cessa di essere un genere e diventa uno strumento per interrogare il reale, fino a una domanda inevitabile: quale prezzo si paga quando si cerca una verità che il cuore umano potrebbe non essere in grado di sopportare?

Un vaso etrusco, regalato alla sua famiglia negli anni Sessanta, cambia per sempre lo sguardo dell’autrice sul patrimoni...
28/08/2026

Un vaso etrusco, regalato alla sua famiglia negli anni Sessanta, cambia per sempre lo sguardo dell’autrice sul patrimonio d’arte rubato. Da quell’oggetto, custodito per anni in un salotto romano come un trofeo innocente fino a un epilogo inaspettato, nasce l’incontro con due protagonisti della tutela dei beni culturali: i luogotenenti dei carabinieri Roberto Lai e Salvatore Morando. Attraverso le loro voci prendono vita decenni di indagini, sequestri e recuperi: dalla Natività di Caravaggio al conteso cratere di Eufronio, dalle operazioni Giunone e Gerione alle rotte internazionali dei ricettatori e dei mercanti senza scrupoli. Cronache dell’arte rapita racconta dall’interno come si smonta un sistema di razzia e riciclaggio, restituendo agli oggetti trafugati il valore di ostaggi da liberare e al territorio una parte della propria memoria.

Indirizzo

Via Mazzini 87
Viterbo
01100

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 13:00
15:30 - 20:00
Martedì 09:00 - 13:00
15:30 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 13:00
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Giovedì 09:00 - 13:00
15:30 - 20:00
Venerdì 09:00 - 13:00
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Sabato 09:00 - 13:00
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