01/04/2026
Mio padre ha iniziato qui
Nel 1916, Antonio Zanussi aprì bottega a Pordenone con tre operai.
Non era una fabbrica. Era un'officina artigiana. Produceva stufe a legna. Niente di più.
E qui arriva il bello.
Quarant'anni dopo, quella stessa città — una città di provincia nel Friuli-Venezia Giulia, che a metà anni '60 contava meno di 40.000 abitanti — era diventata la capitale mondiale degli elettrodomestici.
Non è un'iperbole. È quello che è successo davvero.
Nel pieno del boom economico italiano, la sola Zanussi impiegava 8.600 persone a Pordenone. In una città di meno di 40.000 anime. Significa che quasi uno su cinque era un dipendente Zanussi — senza contare famiglie, fornitori, indotto.
Aspetta.
In quel periodo, l'azienda produceva circa il 71% di tutte le lavatrici italiane. Non una quota dominante. Sette su dieci. Ogni lavatrice comprata in Italia aveva altissime probabilità di essere nata a Pordenone.
Nel decennio successivo il gruppo continuò a crescere: negli anni '70 i dipendenti totali superarono i 13.000, e oltre la metà della produzione veniva esportata in tutta Europa.
Comunque.
Quella bottega con tre operai non era un'anomalia storica. Era l'inizio di un processo industriale che trasformò un'intera città in uno stabilimento a cielo aperto, ridisegnando il tessuto economico e sociale di una provincia intera nel giro di due generazioni.
Il modello era semplice quanto brutale: produzione di massa, espansione continua, dominio del mercato nazionale prima, poi europeo.
La bottega di stufe a legna del 1916 divenne il cuore pulsante di una delle concentrazioni industriali più dense d'Europa nel settore bianco.
Pordenone non ospitava la Zanussi. Era diventata la Zanussi.
In breve:
Antonio Zanussi fondò l'azienda a Pordenone nel 1916 con soli 3 operai e una bottega di stufe a legna.
A metà anni '60 la Zanussi impiegava 8.600 persone e produceva circa il 71% delle lavatrici italiane.
Negli anni '70 il gruppo superò i 13.000 dipendenti, esportando oltre metà della produzione in Europa.